Diego Locatelli, fondatore di Spazio81 ed entusiasta ideatore del progetto WallPepper®, "vive" il mondo della fotografia fin da giovanissimo: è dei primi anni Settanta, infatti, il suo ingresso nell'universo delle immagini, di cui poté sviscerarne ogni aspetto, dato che, com’era consuetudine a quei tempi ormai lontani, doveva occuparsi di tutte le varie fasi del processo fotografico, il che gli ha permesso di sviluppare importanti competenze in tutti i campi dell’espressività visiva e di entrare in contatto con i più grandi maestri del panorama nazionale ed internazionale.
Oggi Diego Locatelli, dall'alto della sua esperienza quarantennale, affronta nelle righe che seguono un tema controverso e ampiamente dibattuto, che ha diviso il mondo della fotografia d'autore: dalle sue parole si evince che la "guerra santa" tra i sostenitori della stampa Fine-Art digitale e i "puristi" paladini della stampa Fine-Art analogica, non ha in realtà nessuna ragion d'essere... Scopriamo insieme a lui perchè.

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«Sin dalle prime timide apparizioni di riprese digitali (la stampa digitale è apparsa molto più tardi) si sono creati due fronti contrapposti tra quanti sostenevano a spada tratta le nuove tecnologie e quanti si arroccavano su posizioni tradizionaliste, dichiarando con ferrea convinzione che mai avrebbero rinunciato alla pellicola. Banalmente, sostenere  una fazione piuttosto che l'altra, era solo frutto delle esperienze personali avute con il digitale: l’ignoranza era molta e se l’esperienza “per pura fortuna” era stata positiva si parteggiava per il digitale, nel caso opposto si rinnegavano cocciutamente le nuove tecnologie.
Ho assistito personalmente a scontri accesi tra le opposte fazioni ed essendo stato il titolare del primo laboratorio attrezzato (con costi assurdi alla luce odierna) per operare con il digitale, ho passato anni a spiegare che il digitale era semplicemente uno strumento aggiuntivo che arricchiva le possibilità tecniche a disposizione per ottenere più facilmente il risultato voluto. (Nella foto sotto, Diego Locatelli con Giovanni Gastel, Betta Gancia e Angela Lo Priore).


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Nel tempo la tecnica digitale si è evoluta andando ad erodere, come risultato qualitativo, fasce di lavorazioni sempre più ampie. Se all’inizio era possibile sostituire con i sensori disponibili solo la fascia delle pellicole 24x36, all’evolversi dei sensori si andavano a pareggiare e superare il formato 120 (6x6) sino a raggiungere la qualità delle pellicole piane. Mentre nella ripresa si è da subito seguito un percorso binario tra la pellicola ed i sensori, per la stampa si è dovuto attendere che la tecnologia introducesse tecniche più affidabili di output, tanto che per molto tempo si è ricorso all’uso di “Film recorder” più o meno sofisticati che facevano il percorso inverso restituendo un negativo da un files digitale. In pratica si scattava in digitale, si elaborava, si riotteneva un negativo e poi si andava in stampa analogica: sembra incredibile ai nostri giorni, ma questo era il percorso! (sotto, Locatelli, docente al corso "Become a Curator Photography").

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Ultimamente la tecnica di stampa a getto d’inchiostro si è evoluta a tal punto che difficilmente si distinguono le stampe dalle chimiche, se non a favore di queste ultime per lo spazio colore molto più ampio; siamo oggi arrivati alla tecnica di stampa Giclée universalmente riconosciuta come la più sofisticata tecnica Fine-Art realizzabile allo stato dell’arte.
Tutto quanto descritto, in modo sommario, è per far comprendere che non esiste una linea fotografica tradizionale ed una linea prettamente digitale, eternamente in contrapposizione, come qualche “nostalgico” vorrebbe far credere: esistono invece delle opportunità nuove, proposte dalla tecnologia, che si evolvono offrendo la grande opportunità di ottenere lo stesso risultato del tradizionale ma in modo più accurato e veloce.

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In base alla mia lunga esperienza dedicata alle immagini da stampare, posso affermare che non esistono figure complementari - una specializzata per il digitale e un’altra esperta di camera oscura! Al contrario, esiste solo una figura di tecnico che si è evoluto apprendendo con entusiasmo nuovi linguaggi che gli permettono di ottenere “esattamente” quanto voluto; senza doversi accontentare dei risultati variabili che inevitabilmente la tecnica analogica porta come conseguenza, (a cui spesso doveva sottostare sdoganandoli come pregi).
La capacità principale di un esperto di stampa è quella di intuire le potenzialità che l’immagine può esprimere, e per riuscire in questa missione deve entrare in sintonia con l’artista e comprenderne il linguaggio artistico: solo così sarà in grado di offrirgli un risultato in linea con le sue aspettative. Interpretare un'opera è la vera capacità creativa che uno stampatore fotografico deve avere e può farlo solo se possiede una sensibilità e un bagaglio di esperienza fotografica maturata nel tempo. (Sotto Locatelli con Laura Passera delle Donne della Vite e Gian Marco Elia, presidente di Amani Onlus, all'asta benefica organizzata nel nostro showroom lo scorso 4 maggio 2017).

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Sfatiamo un mito una volta per tutte: nessuno strumento analogico o digitale può sostituire l’esperienza e solo la conoscenza di entrambe le tecniche permette di fissare un obiettivo preciso da raggiungere. In mancanza di questo, il digitale si trasforma in un’arma a doppio taglio, perché il tecnico poco esperto rischia di smarrirsi nelle tante, tantissime  possibilità di intervento che, se non ben governate, diventano fini a se stesse, allontanandoci dal risultato che volevamo raggiungere.
Ne consegue che tutte queste nuove competenze portano giocoforza alla necessità di  avvalersi di un valido tecnico esperto di stampa, al quale andrebbe riconosciuto il valore del suo intervento tanto da citarlo sull’opera stampata, a fianco della firma dell’artista, come vanto e come ulteriore garanzia della preziosità dell’opera». (Sotto, Locatelli con Marco Glaviano)
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