«Vi è una profonda analogia tra la bellezza e la rapida decadenza insita nelle cose fragili, per questo motivo i fiori sono tanto belli, la loro durata è breve e intensa, il loro viaggio verso la fine si manifesta velocemente, ho impedito che questa delicatezza se ne andasse, ho fermato la loro caduta verso l'abisso della non esistenza, ho voluto portarli con me, ho impedito alla natura di portarseli via...». Con queste delicate parole Gabriele Panteghini, giovane fotografo felicemente avviato sulla strada del successo grazie ad un indiscutibile talento e ad una sensibilità artistica decisamente fuori dal comune, spiega la serie di fotografie a cui ha dedicato la sua prima importante mostra personale, che si inaugurerà sabato 20 maggio alle ore 17.00 alla Dogana di Milano.

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"Bloom" - Fioritura - è il titolo della mostra e Panteghini si è affidato alla squadra di Spazio81 per stampare e montare tutte le opere che compongono il percorso della personale: diciassette formidabili "ritratti" di fiori colti dal suo sapiente obiettivo nel momento del massimo rigoglio, che la stampa Fine-Art Giclèè True Black (il meglio esistente allo stato dell'arte) su carta Innova, una carta Fine-Art cento per cento cotone, liscia, d'una tonalità di bianco leggermente "caldo", ha saputo esaltare mirabilmente.

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Gabriele Panteghini, originario della provincia di Brescia ma milanese di adozione, ha capito molto in fretta quello che voleva fare "da grande": subito dopo il liceo e l'iscrizione all'università, ha frequentato infatti la John Kaverdash Accademia di Fotografia per offrire il giusto humus al suo talento in erba. Operazione perfettamente riuscita: la personale che apre i battenti il prossimo 20 maggio in via Dogana 2, nel cuore del capoluogo lombardo, e che resterà aperta fino al 20 giugno 2017, ne è la prova eclatante.
«Le piante sono sempre state uno dei miei soggetti preferiti», ha confessato l'artista. «Ho ignorato per un po' i fiori, poi un giorno di inverno nel giardino dei miei genitori ho visto stranamente una rosa bianca fiorita e l'ho fotografata essendo un evento speciale». Da quello scatto fortuito, quasi uno scherzo del fato, è nato una specie di viaggio all'interno della bellezza. Effimera, passeggera, mortale proprio come solo i fiori con la loro caducità sanno essere. I fiori che compongono la serie "Bloom" emergono da uno schermo nero, un oceano di oscurità che la perfezione assoluta dei petali riesce a infrangere.

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«Ho utilizzato volutamente solo la luce naturale per immortalare queste creature», precisa Panteghini. «la luce artificiale non deve permettersi di sfiorare un fiore perchè i fiori appartengono ancora a un mondo che il cemento e la tecnologia non possiedono. Ho fotografato quasi esclusivamente al tramonto, dopo che il sole con la sua luce brutale era calato sull'orizzonte: la luce deve accarezzare dolcemente i fiori e abbracciarli per poter restituire il loro splendore alla macchina fotografica. A seconda del fiore, ho scelto la fase della sua breve vita più adatta al massimo appagamento estetico, molti dei fiori della serie sono stati fotografati per più giorni di fila per trovare la forma perfetta. Il fiore rappresenta l'origine e lo scopo della vita, sedurre con la bellezza per condurre lì al centro dove ci sono i pistilli, per condurre all'interno dell'anima».
L'inaugurazione della mostra di Panteghini coincide con la presentazione di un romanzo Bompiani "Io lo so chi sei": letteratura e poetica fotografica per un doppio appuntamento con l'arte. Assolutamente da non perdere.

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